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Un Bolero azzardato e coinvolgente

Critica Spettacoli
Luogo
Nutida Festival
Scandicci (FI)
Quando
09/07/2026
Compagnia
MiR Dance Company
Genere
Moderno/Contemporaneo
Gabriella Gori
Gabriella Gori


Voto 4


È uno spettacolo azzardato ma al tempo stesso coinvolgente quello che va in scena al tramonto presso il Giardino del Pomario del Castello dell'Acciaiolo di Scandicci con la MiR Dance Company. La compagnia tedesca diretta da Giuseppe Spota che torna a NUTIDA Festival e mette in scena Hasard & Bolero, un lavoro di Sita Ostheimer del 2024 con la drammaturgia di Hanna Kneißler. Un azzardo - hasard appunto - ma anche un calcolato rischio che nasce dal desiderio della coreografa di avvicinarsi, nella prima parte della mise en oeuvre, alle suggestioni ipnotiche della musica di Ravel e, nella seconda parte, di reinterpretare il mitico Bolero che tanta parte ha nel nostro immaginario visivo e musicale. Quell'immaginario che Ostheimer rinfocola con un modo di danzare apparentemente négligé ma in realtà espressione di una ricerca tutt'altro che sciatta in cui la drammaturgia del movimento riscrive, anche improvvisandoli, 'versi' di poetica e densa corporeità.

Corre l'obbligo di dire che Hasard & Bolero è l'ultima recita della MiR Dance Company sotto la direzione di Spota, il quale lascia la guida dell'organico dopo esserne stato direttore dal 2019. Giuseppe per questo congedo, che avviene fra l'altro nel giorno del suo compleanno, il 9 luglio, regala agli spettatori della settima edizione di NUTIDA un cameo inaspettato e oltremodo gradito.

Un duetto nel chiuso del Castello in cui una coppia, vestita color avorio e illuminata da fari che la inondano di luce dal basso, dà vita a un muscolare partnering coreutico tra prese capovolte, grovigli, contact improvisation e un fluire dinamico di passaggi da cui emerge la tempra espressiva di Spota. Un dancemaker che, in nome dell'onestà creativa che  contraddistingue il suo stile e il suo linguaggio,  fa interagire la danza contemporanea pura con l'essenza performante della teatralità fisica.

Formatosi al Balletto di Toscana sotto l'egida di Cristina Bozzolini, Spota ha avuto un imprinting speciale che gli ha consentito di spiccare il volo tersicoreo al Balletto di Roma, all'Aterballetto, alla Gauthier Dance/Dance Company e alla Compagna dell'Hessisches Staatstheater Wiesbaden, e di misurarsi con maestri del calibro di Mauro Bigonzetti, di Fabrizio Monteverde, Jiří Kylián, Ohad Naharin, Paul Lightfoot/Sol Leon, Stephan Thoss e Christian Spuck.

Una carriera che gli ha fatto vincere il premio THE FAUST nel 2011 come "miglior danzatore" per la sua interpretazione di Blaubart di Thoss e nel 2012 il Premio Internazionale ApuliArte per "il suo brillante successo all'estero".

Un'affermazione ottenuta anche in veste di coreografo con il 2° premio all'International Ballet Competition Hannover per Un/attainable nel 2011 e con altri apprezzati pezzi 'tedeschi' (Much/Less, TRE, PL/US, ABI/Tiamo, Branco, Principio),  senza dimenticare Lego del 2015 per Aterballetto e le creazioni per la MiR Dance Company, firmate anche in collaborazione con altri coreografi o affidate a loro. E in tal senso Sposta non si smentisce affidando la sua Tanzkompanie a Sita Ostheimer per Hasard & Bolero.

In Hasard i moduli figurativi del solo, duetto, terzetto, ensemble si succedono in un crescendo compositivo privo di schematicità preordinata. Il movimento passa da uno all'altro degli interpreti, uomini e donne vestiti in modo casual con morbidi pantaloni, camicie blusanti e ampie gonne lunghe, e si fa avvolgente, respirato, flessuoso e disteso. Tra prove di ritmo, stasi improvvisa e veloce ripresa, gli splits attraversano lo spazio fino a che tutto si placa negli abbracci di coppia e in un sorso di acqua.

Gesti che fanno da preludio a un Bolero fuori dagli schemi dove il tour de force a cui sono sottoposti gli otto protagonisti - per usare le parole di Sita - «mette in luce la fragilità umana e la capacità di rialzarsi».

In questa resa coreografica non c'è nessuna narrazione, nessun Lui o nessuna Lei risucchiati dionisicamante dal gruppo ma una coralità che si esprime nella gioia di un corpo libero che balla e nell'esuberanza di una danza primordiale che esprime se stessa tra movimenti circolari, passaggi burrosi, tenzoni parossistiche e urla liberatorie. Un tripudiare che tiene testa al crescendo incessante della musica di Ravel che non dà requie e travolge. Alla fine cadono tutti a terra stremati ma pronti ad alzarsi per ricevere gli applausi calorosi e convinti di un pubblico infervorato e soddisfatto.


 

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