Nel cuore del centro storico di Cerveteri, all’interno della piazza racchiusa dalle antiche mura della città etrusca, Stone, la nuova produzione della Mandala Dance Company, ha trovato il luogo ideale per esprimere la propria forza evocativa. Inserito nel cartellone di Etruria Danza, lo spettacolo diretto e coreografato da Paola Sorressa dimostra come il rapporto tra danza e patrimonio storico possa andare oltre la semplice suggestione scenografica, trasformando il luogo in parte integrante della drammaturgia.
La pietra è il punto di partenza e di arrivo dell’intera creazione. Nelle mani e nei corpi dei sei interpreti – Giulia Avola, Gabriele Crosta, Davide Galuppi, Silvia Pinti, Gaia Rita Sessa e Alessia Stocchi – diventa peso da sostenere, ostacolo da superare, memoria da custodire e, infine, fondamento di una nuova armonia. Il percorso scenico si sviluppa come un rito collettivo, nel quale ogni gesto contribuisce a trasformare un elemento apparentemente inerte in un simbolo di rinascita.
La scrittura coreografica di Paola Sorressa si distingue per fluidità e rigore compositivo. Il lavoro alterna partnering, contact improvisation e floorwork con naturalezza, evitando il virtuosismo fine a sé stesso. L’attenzione è costantemente rivolta alla relazione: tra i danzatori, con la materia e con lo spazio. I sei interpreti affrontano una partitura fisicamente impegnativa con precisione tecnica e una presenza scenica sempre convincente, mantenendo un equilibrio efficace tra controllo e spontaneità.
Le pietre non sembrano semplici oggetti di scena, ma frammenti di una memoria millenaria che i danzatori raccolgono, trasportano e ricompongono fino alla costruzione del totem finale. È un’immagine di forte impatto visivo che suggerisce un ritorno alle origini: non un ritorno al passato, ma all’essenza dell’essere umano, al suo legame con la terra, con la comunità e con la memoria.
Le musiche elettroniche originali di Sergio De Vito, arricchite dalla voce di Patrizia Hartman, sostengono la tensione drammaturgica senza mai sovrastare il movimento, mentre il disegno luci di Paola Sorressa e Luca Bevilacqua valorizza con discrezione lo spazio aperto della piazza, lasciando che siano la materia, i corpi e l’architettura storica a dominare la scena.
L’accoglienza del pubblico, attento e partecipe per tutta la durata dello spettacolo, ha confermato la riuscita dell’incontro tra arte contemporanea e patrimonio storico. In una piazza che da secoli custodisce la memoria della civiltà etrusca, Stone ha restituito alla pietra una nuova voce, trasformandola in simbolo di un viaggio collettivo che, attraverso il peso dell’esperienza, conduce verso un ritrovato equilibrio e, idealmente, verso le origini.
Massimo Zannola
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