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La Premonizione di Godani, il trionfo! di Angela Testa

Critica Spettacoli
Quando
non specificata
Angela Testa



La Premonizione di Godani, il trionfo!     

di Angela Testa


 

La compagine di 13 danzatori è una visione di bellezza pura, quando si posizionano in una scena tutta bianca all’inizio di Premonition of a larger plan, una delle ultime creazioni con la quale Jacopo Godani si appresta a lasciare la direzione della Dresden Frankfurt Dance Company.

Sto assistendo alle prove dello spettacolo Antologia – Ritratto d’Artista con cui si concluderà questo appuntamento spezzino di speciale residenza artistica presso il Teatro Civico. Posso vederli danzare tutti insieme, un gruppo di esseri non più umani, che si muovono all’unisono con una potenza di ritmo e di interpretazione in una di quelle composizioni travolgenti che solo Godani riesce a creare con il suo linguaggio.

 

A La Spezia, Premonition of larger plan, questa speciale creazione nella settimana di residenza del più importante genio artistico coreutico italiano, ha fatto “venire giù il Teatro”, come si dice in gergo. Il pubblico lo ha accolto calorosamente, lo ha letteralmente adorato.

I lavori di Godani non sono narrativi, sono creazioni totalmente astratte, danza pura la cui sperimentazione è arrivata oramai ad un linguaggio ben codificato perché i suoi pezzi arrivino dritti al cuore, o allo stomaco per chi non amasse i sentimentalismi, così tutto ciò che si ammira è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore che coglie ciò che gli risuona dentro.


E allora, da spettatrice aficionada, mi prendo quella libertà di interpretazione per provare a dare un senso, anche se poi un senso davvero non ce l’ha (Vasco Rossi docet!), e raccontare questo manifesto dedicato alle nuove generazioni, interpretato dallo straordinario talento di giovani danzatori e musicisti, assolutamente alla pari in quanto all’ altissimo livello di espressione (cito, aderendovi, il pensiero di Loredana Rovagna, l’insegnante di danza che ha fatto muovere i primi passi e ha sempre sostenuto la passione coreutica e coreografica di Godani). La musica dal vivo è una colonna portante di questo spettacolo e interagisce con la danza da coprotagonista. I quattro musicisti, Matthew James Higham con il flauto traverso, Hannelore Vander Elst con la chitarra classica, Alex Lau con il violoncello e Sergey Sadovoy con la fisarmonica, sono dei veri portenti, considerata la giovane età, e partecipano attivamente allo spettacolo, prendendo parte alle scene.

La scenografia, un inclinato muro bianco su cui i danzatori scivolano o si calano giù dall’alto, a seconda della richiesta coreografica, funge da schermo sul quale vengono proiettate, di volta in volta, pervadendo completamente la scena, le diverse manifestazioni dell’elemento fondamentale di una natura sublimata, l’acqua, con input sonori come le fronde che frusciano al vento e lo stormire degli uccelli perché anche l’aria sia partecipe di questa ricerca non solo di una diversa interpretazione del movimento del suo linguaggio ma anche e soprattutto di una ricerca interiore. Connettere alla natura, che è la sostanza e al tempo stesso il luogo da cui proveniamo (lo abbiamo dimenticato!), queste due indagini profonde sul senso della nostra identità è la partenza necessaria e la strada giusta per trovare una risposta che possa in qualche modo soddisfarci.

Questo allontanamento drastico che abbiamo operato dalla madre primigenia, quasi ripudiandola, ci ha fatto perdere la possibilità di raggiungere quella contentezza che nasce dall’accordo con essa. E’ questo contatto con la natura che ci permette di trovare o ritrovare la nostra identità.

 

Da qui i vari tentativi di ogni danzatore di ricercare un’armonia con le vibrazioni, con le emozioni, con tutto ciò che la natura ci ispira permettendo di analizzarci, di farci tornare alla sensazione primitiva di quell’inconscio mare calmo che abbiamo vissuto nell’utero materno. L’acqua simboleggia quella che è stata la nostra prima sensazione corporea sensoriale. La sua percezione rimane ricordo alla nascita, ci da la certezza dell’esistenza dell’altro e ci spinge a cercarlo.

 

Quello dei danzatori di Godani è un uso del corpo non convenzionale, in cui per raggiungere l’obiettivo finale di un movimento non si va diretti al bersaglio ma si eseguono movimenti diversi che non tendono all’ergonomia del gesto, ma non cancellano quella linearità e quella nettezza che hanno sempre contraddistinto l’espressione coreutica di Godani. E’ come nel Feldenkrais, quando per permettere al corpo, che ha difficoltà nel movimento convenzionale, di trovare nuovi percorsi neurologici per raggiungere il compimento dello stesso gesto, si tenta di azzerare la memoria della precondizione di percorso e si stimola il cervello ad attivare nuove vie neuronali.

Sarebbe interessante poter verificare quali percorsi si siano attivati nel cervello dei danzatori che da anni praticano il linguaggio motorio di Godani, ma questo è un progetto di altra natura che non è peregrino che il coreografo intraprenda in futuro. Anche perché oramai la natura dell’essere danzatore di Godani non è più ordinariamente umana.


Ciò che però si può sottolineare, è che il rallentamento del ritmo espressivo del suo linguaggio, in particolare in questo spettacolo, fa notare meglio quanto di personale ogni danzatore immette nella rappresentazione con il suo carattere, la sua personalità, la sua creatività. Una coreografia sì, astratta, ma di agevole lettura, più consona ad una sensibilità mediterranea rispetto a quelle di un Godani più mittel europeo.


Immersi nella natura, nel tentativo di accordarsi ad essa, i danzatori sviluppano varie composizioni; la musica ispira le emozioni da vivere. E allora ecco i giochi di corteggiamento delle coppie: quella che sembra di due esseri animali, David-Leonidas Thiel e Zoe Lenzi Allaria o quella di due esseri mitologici, il satiro e la sua ninfa, Gaizka Morales Richard e Roberta Inghilterra; ecco ancora un duo, Kevin Beyer e Clay Koonar, giocare come in una danza dal vago sapore spagnolo, interrotta alla fine dall’incredibile virtuosismo della chitarra classica di Hannelore che fattosi più intenso, sviluppa una complessità di energia troppo difficile da interpretare.

Il flauto traverso di Matthew interpreta magistralmente le espressioni emotive del gruppo, mentre goccioloni di pioggia tamburellano sul palco.

 

Arriva il violoncello di Alex e sono tutti in cima al muro a guardar giù, come uccelli su un ramo, nell’attesa che giunga il loro turno di volo. Ecco che la frenesia si scatena in battibecchi, come le baruffe chiozzotte di goldoniana memoria, che il trio Gaizka Morales Richard, Zoe Lenzi Allaria e Barbora Kubatova interpreta dimenandosi in una immaginaria discussione.

 

Nell’assolo di Amanda Lana vi è poesia assoluta, con il suo tentativo di unirsi allo stormo di uccelli che invade scenograficamente la scena. Vani i tentativi di partire in volo per riuscire ad esprimere se stessa, come fanno gli altri uccelli ad ali spiegate… Amanda e lo stormo sono un’emozione incredibile, la chitarra classica accompagna magnificamente questo turbamento e lo sublima.

 

Nell’immagine in cui piano piano, come tanti ‘gechi’ immersi in un’acqua calma e cristallina i danzatori si calano lentamente dall’alto staccandosi ed unendosi come pezzi di un puzzle che cerca la sua forma, Godani esprime al meglio la sua incredibile fantasia scenica.

Dopo questo percorso fisico estremo, ecco che tutti sono finalmente in grado di esprimersi in modo compiuto, accordandosi gli uni con gli altri, ed attingendo anche dall’uso della voce, che si accorda ai movimenti, una grande energia. Raggiunta finalmente quella completa sovrapposizione tra identità personale e identità naturale, con la fisarmonica di Sergey, possono finalmente abbandonarsi e farsi trascinare in un rollio incessante al ritmo potente e travolgente delle grandi onde del mare, dissolvendosi plasticamente in esse.

 

Il cerchio si chiude a La Spezia, quello dello spettacolo e quello di questo incredibile incontro con la Dresden Frankfurt Dance Company, nata e vissuta con Jacopo Godani e con la sua incantevole visione artistica.

 

 

PREMONITION OF A LARGER PLAN

La Spezia, 20 aprile 2023

 

Coreografia e Direzione Artistica

Jacopo Godani

 

Scena/Luci/Costumi

Jacopo Godani

 

Video Concept

Jacopo Godani

Realizzazione

Gilles Papain

 

 

 

Danzatori

Todd Baker, Felix Berning, Kevin Beyer, Roberta Inghilterra, Clay Koonar, Barbora Kubatova, Amanda Lana, Zoe Lenzi Allaria, Allison McGuire, Gjergji Meshaj, Alessandra Miotti, Gaizka Morales Richard, David-Leonidas Thiel

 

Musicisti

flauto Matthew James Highan, chitarra classica Hannelore Vander Elst, violoncello Alex Lau, fisarmonica Sergey Sadovoy

Le foto sono di Federico Ratano.

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