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Godani e la Dresden Frankfurt Dc tra prove, palco e realtà

Critica Spettacoli
Quando
26/04/2023
Genere
Varie
Angela Testa



La residenza artistica di Jacopo Godani e della sua Dresden Frankfurt Dance Company, a La Spezia dal 18 al 22 aprile, è stata probabilmente un unicum nel suo genere, non certo perché atto originale, tante compagnie aprono le loro porte per la formazione di altri danzatori ed al pubblico perché possa assistere allo studio quotidiano ed alle prove, ma per l’energia positiva e l’emozione adrenalinica che ha generato tra artisti e pubblico partecipe. L’attività artistica della compagnia, declinata in tutte le sue forme e aperta al pubblico, ha permesso di vivere da vicino la realtà umana dei giovani artisti che la compongono. Non ci si è limitati ad omaggiarli sul palco o all’uscita dal teatro. Il centro città di La Spezia, con la sua accogliente conformazione salottiera, ha permesso una prossimità quotidiana che ha consentito una conoscenza non formale di ciascuno di loro, a partire dal suo direttore artistico: passeggiando per le strade si poteva incontrarli al bancomat e lanciargli una battuta, seduti ai tavolini di un bar a fare uno spuntino e fermarsi per una breve chiacchierata, tornare insieme verso le proprie abitazioni, facendo lo stesso percorso, e salutarsi sulle deviazioni, ritrovarli al ristorante e partecipare del loro ridere e scherzare.

L’ultimo spettacolo andato in scena a La Spezia, Antologia – Ritratto d’artista, mi da l’occasione per rendere onore, oltre che al suo creatore, Jacopo Godani, anche a tutta la compagnia, a ciascuno dei performer che la compongono e che creano, con la propria umanità, una comunità solidale, una piccola società in un rapporto stretto, fatto di creatività, impegno e crescita personale che dura da otto anni ed è giunta al termine, e che ha portato il coreografo a perfezionare il suo personale linguaggio coreutico ed i suoi interpreti ad affrontare l’esecuzione delle sue creazioni toccando livelli siderali.

Li ho spesso citati come esseri sovrannaturali per quanta bravura e quanto impatto scenico riescono ad avere una volta sul palco ma uno di loro, Gjergji Meshaj, mi ha fatto notare quanto, invece, sentano il bisogno di essere presi in considerazione come semplici persone, con le loro emozioni, necessità, gioie, dolori, speranze e aspirazioni che, come tutti, desiderano attenzione ed uno sguardo affettivo da essere umano ad essere umano.



Mi nasce così il desiderio di descriverveli tutti, perché l’emozione e la commozione e l’entusiasmo che riescono a far nascere dentro di noi sono un dono prezioso, sono quel nutrimento dell’anima che ci manda a dormire contenti e ci fa alzare la mattina con nuova energia e positività.

Vederli sul palco, tutti insieme, non rende giustizia ad una conoscenza individuale. Presi dallo spettacolo, si può faticare a capire chi è chi, leggendo i loro nomi sul programma, ma io mi sono messa di impegno e, per imparare ad abbinare nome e persona, gli ho simpaticamente affibbiato un soprannome descrittivo con cui ho tentato di coglierne un aspetto.

Ed eccoli qui, nel loro splendore, la compagine di 13 danzatori scelti per performare in questa settimana spezzina. Sono Todd Baker, l’american dreamer, Felix Berning, il sorridente organizzatore, Kevin Beyer, lo snodato Don Chisciotte a la page, Roberta Inghilterra, l’eleganza regina, Clay Koonar, il cavaliere Sioux della prateria, Barbora Kubatova, la dolcezza, Amanda Lana, il peperino dal viso d’angelo, Zoe Lenzi Allaria, la simpatica maga maghella, Allison McGuire, la sinuosa, Gjergji Meshaj, il cortigiano del ‘700, Alessandra Miotti, la studiosa new entry, Gaizka Morales Richard, il perfetto D’Artagnan e, last but not least, David-Leonidas Thiel, il dio greco.

Possono piacere o non piacere, ma ciò per cui si distinguono questi splendidi artisti, sono il carattere personale con cui interpretano le creazioni del loro deus ex machina a farne dei performer completi e speciali. Ed è su questa caratteristica che punta Godani quando crea per e con loro, una peculiarità che ha stimolato nel tempo, ottenendo ottimi risultati per mettere in scena la sua ricerca coreografica.

La sua, infatti, è una danza molto ricercata, composita, quasi scientifica, decisamente innovativa. L’intensità e la ricerca pressante di precisione interpretativa spingono il corpo verso un’espressione di movimento inusuale per comporre figurazioni scattanti, armoniche, cariche di tensione proattiva, in cui ogni angolo inesplorato del corpo pare vivere di vita propria. E’ una vera sfida interpretativa che tende al tentativo estremo di conquistare nuovi limiti fisici tramite un lavoro sulle proprie capacità di osservazione ed autocritica, scoprendosi e trasformandosi, ognuno con i propri personali strumenti, per plasmare la manifestazione corporea della propria personalità. L’utilizzo del proprio talento, non per essere mero strumento interpretativo modellato ad uso e consumo di un creatore esterno ma per diventare il soggetto ispiratore della creazione.  E’ così che ognuno di loro diventa un protagonista ed è forse la creazione coreografica ad interpretare lui e non il contrario.

Tornando, quindi, ad Antologia e riflettendo sul significato del termine, ecco che subito viene alla mente un viaggio nel passato, il ripercorrere passo dopo passo, o per punti salienti, il tragitto effettuato. In realtà, con Godani questo significato viene stravolto, l’itinerario diviene un viaggio verso il futuro, come l’unire i puntini di un disegno sconosciuto che si dipana da riferimenti dati: è da quelle basi di partenza che le creazioni future prendono il via e se si guarda bene, per coglierne l’insieme, per trovare lo spirito che guida quelle opere, se si indaga nelle pieghe della plasticità del movimento, allora si possono scorgere gli elementi da cui si dipaneranno le prossime linee artistiche, verso cosa si espanderà il linguaggio, quale strada prenderà. Infatti, ogni suo lavoro mette in evidenza un nuovo aspetto, lo scontorna e lo sublima per portarlo alla luce, per renderlo evidente, come le linee di contorno che il Botticelli usava per far spiccare dal fondo il soggetto.

 

La ricerca sperimentale di Godani si muove all’interno di questo suo concetto di balletto contemporaneo nel quale continuare ad esprimere potenza fisica, virtuosismo, senso dell’estetica, dinamica e spettacolarità. E’ in questo campo che continua a creare rimanendo sempre avanguardia nello sviluppo del linguaggio motorio che lo ha portato dalla ricerca del movimento perfetto, al modificare il gesto grazie ad artifici meccanici o ad una realtà corporea aumentata con l’ausilio di costumi artefatti, fino al ritorno all’essenziale, come ad una scrematura di tutto il linguaggio composto per trarne la sostanza primaria, estrarre dalla complessità raggiunta l’eleganza di una nuova semplicità fatta di linee spezzate che si ricompongo con intenzionalità e naturalezza. E’ come se ogni pezzo del corpo partecipasse di vita propria all’unità del movimento.

Ogni elemento della figura è slegato, le linee si frantumano e si ricompongono. La diversità di ognuno dei danzatori non pone limiti o stop alla continuità interpretativa, ognuno si esprime nella sua modalità e nello stesso tempo si armonizza al gruppo. Come in una sinfonia, ogni strumento protagonista è necessario.

Gli estratti portati in scena sono stati scelti da nove spettacoli che coprono l’intero arco di creazioni di Godani in questi otto anni di direzione artistica.

Tutti i danzatori hanno il loro spazio per essere al centro della creazione e della scena. Colpisce la particolarità fisica più alta e longilinea di Clay Koonar, Gjergji Meshaj e Kevin Beyer, che contribuisce all’apprezzamento dell’interpretazione coreografica per la peculiare velocità e scioltezza del movimento; Kevin straordinario, sorprende per l’incredibile morbidezza e liquidità del gesto, ma ciascuno dei danzatori dovrebbe essere citato per le proprie particolarità interpretative. Come la carica esplosiva di David-Leonidas Thiel (per gli amici Leo), all’attacco dello spettacolo, in Moto Perpetuo, con la supertecnica godaniana eseguita alla perfezione da tutti su un palcoscenico, come quello del Teatro Civico, particolarmente difficile per la notevole inclinazione, o lo splendido assolo di Allison McGuire in Postgenoma; o ancora il magmatico duo formato dalla brillante interpretazione di Gaizka Morales Richard e dalla vellutata eleganza di Roberta Inghilterra; oppure il delizioso duo in punta di Amanda Lana in coppia con David-Leonidas Thiel in Echoes from a restless soul, coreografia che mi aveva incantato fin dalla sua prima mise en espace, che poi diventa splendido quartetto con Zoe Lenzi Allaria e Felix Berning, come in un rimirarsi allo specchio. Non ultime le incredibili composizioni di gruppo che hanno sempre una potenza e un’armonia vibrante e che entusiasmano il pubblico ogniqualvolta si ha la possibilità di assistervi.

Nel coreografo d’autore c’è il pericolo che le caratteristiche predominanti del suo linguaggio portino ad un ripetersi del disegno gestuale e coreografico che lo incastri in una percezione oramai predeterminata. Godani corre questo rischio, proprio perché le caratteristiche del suo lavoro sono particolarmente e magnificamente evidenti, ma lo supera brillantemente sorprendendo ogni volta. Cito, solo per brevità, l’incantevole quadro finale dell’estratto da Bach Off! che gli interpreti compongono attorno al talentuoso violoncellista Alex Lau, creando un’ideale tela di ragno che si dipana dalle braccia del musicista, come a far sì che tutti quelli che si connettono siano, infine, anch’essi autori/esecutori e al tempo stesso cassa di risonanza della musica. O ancora, la sorprendente coreografia del crescendo parossistico in Hypercube (tratto da When the dust settles), un’esplosione di felpe coloratissime dell’Apres Surf, un omaggio alla creatività della marca di abbigliamento spezzina, che muovendosi sulla musica composta di battiti di mani ha elettrizzato il pubblico nello scoprire l’inatteso animo pop di Godani. Ed in ultimo, il coup de théâtre del gran finale, una composizione plastica che si materializza dall’avvoltolarsi dei danzatori nelle strisce argentee del tappeto danza, in Unit in reaction, che segna l’ultimo atto di questa incredibile esperienza artistica al quale il pubblico ha reagito con un boato di urla e applausi, chiamando più volte, a gran voce, Jacopo Godani sul palco, per osannare e fare festa al suo lavoro di grande artista e generoso essere umano.




Angela Testa

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Le prossime e ultime rappresentazioni di Godani con la Dresden Frankfurt Dance Company:

 

20 maggio – Prima di Symptoms of developments

Francoforte – Bockeneimer Depot

Fino al 27 maggio, poi a Dresda, Hellerau-European Centre for the Arts, dal 28 maggio al 18 giugno

 

20 giugnoSymptoms of developments

Apre il Festival Fuori Programma

Roma – Teatro India

Programma: https://www.fuoriprogramma.com/wp-content/uploads/2023/04/FUORIPROGRAMMA-2023_Pieghevole-240x110-27-04-2023-3.pdf

 

Biglietteria online: https://www.fuoriprogramma.com/tickets/

 

 

 

Antologia – Ritratto d’Artista

La Spezia 22/04/2023

 

Coreografia e Direzione Artistica Jacopo Godani

Scena/Luci/Costumi Jacopo Godani

 

Danzatori

Todd Baker, Felix Berning, Kevin Beyer, Roberta Inghilterra, Clay Koonar, Barbora Kubatova, Amanda Lana, Zoe Lenzi Allaria, Allison McGuire, Gjergji Meshaj, Alessandra Miotti, Gaizka Morales Richard, David-Leonidas Thiel

 

Musicista

Alex Lau violoncello

 

PROGRAMMA

Estratti da:

MOTO PERPETUO – 2016

POSTGENOMA– 2017

ECHOES FROM A RESTLESS SOUL – 2016

BACH OFF! – 2021

HIGH BREED - 2017

WHEN THE DUST SETTLES - 2021

HOLLOW BONES - 2021

HYPERCUBE

UNIT IN REACTION – 2018

 

 


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