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Nuova qualifica: Maestro di danza

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05/07/2019
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Per essere dottore, insegnante, architetto o medico occorre una qualifica, che ha validità nazionale o persino internazionale, ed è rilasciata dall’ Università. 
Le qualifiche professionali non universitarie sono invece di competenza “esclusiva” delle Regioni, che comunque si muovono seguendo indicazioni nazionali ed europee. Se vuoi fare l’estetista o l’ottico devi ottenere un diploma rilasciato dalla regione ed essere iscritto in un apposito albo. 
In entrambi i casi il possesso di una qualifica permette di svolgere un lavoro riconosciuto e accertabile da tutti.
Per la figura professionale dell’insegnante o maestro di danza non esiste invece alcuna qualifica. 
Da anni, le insegnanti delle scuole di danza chiedono che si metta mano a una regolamentazione del settore che tuteli loro stesse e nello stesso tempo le famiglie che a loro affidano i propri figli. Inutile dire che sino ad ora l’attenzione delle istituzioni è stata praticamente nulla, colpa anche della frammentazione di questo settore dove ognuno parla solo per se stesso. Ma oggi sembra che qualcosa stia cambiando…

Merito dell’interessamento della FNASD Federazione Nazionale Associazione Scuole di Danza nella persona della Presidente Rosanna Pasi, che insieme a Roberto Giovanardi Direttore Generale Ater Associazione Teatri Emilia Romagna e Maria Dari Presidente Irsef Istituto Nazionale di Ricerca Educazione Scuola e Famiglia si sono fatti promotori di una importante iniziativa per avviare un procedimento di istituzione della qualifica Maestro di Danza da inserire nel repertorio. Tre realtà significative che le istituzioni non potevano certo ignorare.
Fondamentale è stato il coinvolgimento della politica nelle persone di Giulia Gibertoni capogruppo del Consiglio Regionale del Movimento 5 Stelle e di Manuela Rontini Consigliere Regionale del PD in Emilia Romagna.
Di questo processo, che ormai sembra essere inarrestabile, si è parlato lo scorso 27 febbraio durante un incontro informativo/formativo organizzato in collaborazione con DanzaSì a Danzainfiera.

Signora Pasi da cosa nasce la necessità della qualifica di insegnante di danza e come si è avviato il processo per il suo riconoscimento?
Sono anni che penso che le insegnanti di danza debbano avere un loro riconoscimento ufficiale, come le altre professioni. Un segno di dignità ma anche una questione di legalità. Perché anche i genitori sappiano chi sono e cosa sanno fare le persone alle quali affidano i loro figli. Attualmente se voglio aprire una scuola di danza posso andare dal sindaco il quale mi dirà che lo spazio deve avere alcuni requisiti ma non vorrà sapere se ho dei titoli per lavorare con i bambini. Questo perché la figura dell’insegnante di danza non esiste in nessuna qualifica regionale, nazionale o europea. Oggi il maestro di danza si chiama tecnico della formazione oppure gestore dei processi di apprendimento. Praticamente fa parte di altre categorie.  
Solo la politica poteva cambiare questa situazione ma da sola non potevo farcela; per questo ho chiesto supporto all’ATER, che è un’istituzione nella mia regione, e all’IRSE cioè a chi si occupa di famiglia. 
Fondamentale è stato il supporto di Giulia Gibertoni che ha lavorato efficacemente con gli assessori alla cultura e alla formazione aprendo gli occhi alla politica. Abbiamo così preparato una richiesta ufficiale alla Regione che vista l’importanza delle tre realtà coinvolte ha accettato la domanda riservandosi di stabilire se accettare o meno il riconoscimento di una nuova qualifica. 
Dopo lunghe consultazioni la Regione ha ufficialmente accettato la nuova qualifica che sarà inserita nel repertorio regionale che fa riferimento ad un repertorio nazionale ed europeo. Abbiamo così superato la prima fase di un iter che prevede 4 step:
La prima è la proposizione, quella che abbiamo fatto.
La seconda è l’istruttoria che abbiamo avviato ma non è ancora definita.
Poi ci sarà una verifica che andrà fatta dalla Regione con degli enti preposti.
Infine l’approvazione in Consiglio Regionale. 
Una volta che questa qualifica sarà approvata si avvierà il riconoscimento della professionalità dell’ insegnante di danza e dei requisiti che deve avere. 
Ma questo competerà ai tecnici. 
Così in futuro chiunque voglia aprire una scuola di danza dovrà fornire una certificazione. Ovviamente non vogliamo che le attuali scuole di danza chiudano perché il nostro obiettivo è che chi lavora possa continuare a farlo ma con un riconoscimento ufficiale che ne attesti la professionalità.
Mi è stato obiettato che le insegnanti di danza lavorano in scuole private e ogni scuola privata è libera di fare come vuole.
Io faccio il paragone con la sanità dove c’è un segmento di sanità privata ma li non ci sono gli infermieri che fanno i medici. Anche nella scuola paritaria non sono i bidelli che fanno i professori. 
La professionalità va riconosciuta indipendentemente da dove viene offerto il servizio. Perché di un servizio stiamo parlando con la particolarità che non è riconosciuto né dal Ministero della Pubblica Istruzione, né dal Ministero dello Spettacolo; ogni tanto è riconosciuto, ma in maniera maldestra, dal Ministero delle Entrate. 

Quali sono le tempistiche di questo processo?
La presentazioni della proposta è stata protocollata il 7 gennaio, il 4 febbraio abbiamo avuto la risposta con esito positivo della Regione. Un altro step si avrà a metà marzo. Nell’arco di 4/5 mesi verrà tutto approvato. Questa per quanto concerne la parte politica.
Successivamente ci sarà un rilievo tecnico, di cui si occuperà un’altra Commissione, per stabilire i parametri necessari per ottenere la qualifica.
Questi saranno applicati anche alle insegnanti che già lavorano che dovranno essere certificate.

Giulia Bertone del mondo della danza non conosceva molto. Qual è stato l’approccio della politica a questa materia?
Dall’esterno non è facile capire come è complesso portare un argomento all’interno di un Consiglio Regionale. Delle Regioni si sa poco, sono delle strutture opache delle quali trapela ben poco.
Dalla riunione dei capigruppo occorrono 3-4 passaggi per fare arrivare un tema alla discussione all’interno dell’aula del Consiglio Regionale, per vederla poi magari tristemente bocciata.
Quando Rosanna Pasi mi ha illustrato la situazione avevo chiare due cose: per la mia esperienza politica sapevo che da soli non si va da nessuna parte e che per fare buona politica l’ascolto deve essere “presa in carico” e non ascolto paternalistico.
Ho voluto approfondire la conoscenza di questo mondo e mi sono trovata di fronte a dei dati che mi hanno meravigliato. 17.000 circa strutture in Italia, più di un milione di allievi con un’età che va dall’infanzia fino ad età adulta. Nemeri tra l’altro in crescita. Un mondo intero che sfuggiava dalla possibilità di monitoraggio, di considerarlo nel modo giusto, Un mondo con insegnanti tecnicamente validi e preparati sul piano artistico con esperienza di palcoscenico e anche didattica ma che non sempre hanno quelle competenze che dell’insegnamento sono specifiche.
Abbiamo rilevato una serie di carenze inaccettabili nonchè pericolose per la mancanza di regole e anche di ostacolo al merito. 
Essendo membro della Commissione che si occupa di cultura, formazione e sport ho cercato di portare per la prima volta l’argomento all’interno della Commissione. Ho notato subito che molti Commissari ignoravano l’argomento e non lo ritenevano urgente anche perché erano convinti che una qualifica del genere esistesse già. 
Così sono andata dall’Assessore che si occupa di lavoro e formazione con una risoluzione, l’equivalente di una mozione, che obbliga di fatto tutti i consiglieri di tutti i partiti a prendere posizione con un voto pubblico, per impegnare poi l’Assessore a prendere anche lui una posizione e un impegno scritto e firmato. 
Scrivere una risoluzione presuppone una preparazione sull’argomento: come si muove quel mondo, quali sono le prospettive, quali le norme che lo regolano. In Emilia Romagna abbiamo 140 titoli di formazione professionale, 42 aree professionali, io le ho esaminate per vedere cosa c’era per la danza e nulla è rivolto al suo insegnamento. E questo è comune in tutte le regioni d’Italia.
L’ostacolo erano però i tempi perché le risoluzioni a volte vengono discusse nei consigli regionali dopo mesi. Ho chiesto di poterlo fare con urgenza e fortunatamente ho ottenuto la promessa di poterla discutere nel giro di 2/3 settimane, come poi in effetti è stato.
Quindi avevo solo un paio di settimane per poter illustrare la reale situazione di questo mondo all’assessore e fargli capire l’urgente necessità di una norma. Ho coinvolto anche i colleghi del PD che qui in Emilia sono al governo della Regione. 
Le ragioni erano cristalline e non hanno potuto dire di no.
Adesso il processo è lento ma inesorabile e io sarò vigile affinché faccia il suo corso fino all’approvazione in Consiglio Regionale.
Il passo successivo sarà programmare e finanziare i corsi, con l’aiuto dei fondi europei, per il conseguimento della qualifica.

Insomma l’Emilia Romagna è la prima regione in Italia dove la qualifica di insegnante di danza sarà istituita ma non sarà certo l’ultima. Altre regioni, in primis la Toscana, sono in attesa di questa  risoluzione da utilizzare come prototipo.

 
Luana Luciani