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Scuole di danza: la rivoluzione è in atto (Novità da Emilia Romagna e Commissione Cultura)

Dal Ministero
Quando
18/11/2020
Genere
Dal Ministero
Oggi alla Commissione Cultura del Senato in rappresentanza delle scuole di danza sono stati ascoltati:
Amalia Salzano per AIDAF, Giacomo Molinari per CODANS, Miriam Baldassarri per AssoDAnza. (queste le persone di cui ci hanno riferito la presenza e gli interventi).
La senatrice  Michela Montevecchi del Movimento 5 stelle ha precisato che non potrà essere solo il Ministero dei beni e delle attività culturali che potrà prendersi  carico delle problematiche delle scuole di Danza.
Ho scritto un articolo che verrà anche pubblicato  nel numero di dicembre di Danzasì, ma inutile attendere, dati gli sviluppi e soprattutto perché anche noi di Danzasì abbiamo messo in luce la necessità di dialogo tra più ministeri, proprio come la senatrice. 
Lo spunto per parlare di ciò una proposta di legge regionale  dell’Emilia Romagna per le scuole di danza e relativi titoli, che ci  chiediamo in quanti ne siano a conoscenza.



EMILIA ROMAGNA DOCET : scuole di danza e titoli, proposta di legge regionale
Mentre si è convinti che nulla accada nella terra con l’anima e il sorriso, l’Emilia Romagna eccellenza nel mondo per i suoi centri di ricerca dove nascono soluzioni innovative per le filiere produttive: dalla meccanica all’agroalimentare, dalla medicina all’ambiente, all’arte e dove è nata la più importante compagnia italiana di danza, di caratura internazionale l’Ater Balletto, voluta grazie ad una visione politica innovativa e coraggiosa, anche in questi difficili tempi, non poteva non distinguersi per processi necessari all’arte coreutica.
Mentre il mondo intero si è bloccato attorno al problema del Coronavirus fortunatamente c’è chi, nel suo ruolo di politico, ha compreso che la vita, con tutte le sue problematiche, deve continuare ad essere affrontata.
Infatti la situazione “virus” non può assorbire le energie di tutti noi. Ed ecco che lo scorso 13 agosto è uscito un Supplemento Speciale del Bollettino Ufficiale della Regione Emilia Romagna, ai sensi dell’articolo 50 “Iniziativa legislativa” dello Statuto della Regione Emilia-Romagna, che riporta il Progetto di legge, su iniziativa della consigliera regionale Silvia Piccinini, del Movimento 5 stelle.
Silvia Piccinini è una politica impegnata già da qualche anno nel raccogliere le istanze che provengono dal mondo della danza, analizzando l’esigenza di normalizzare la scuola di danza quale entità di formazione dal punto di vista giuridico fiscale e regolamentare la professione dell’insegnante di danza.
Riporto di seguito le motivazioni che hanno condotto la consigliera regionale a muoversi con solerzia su questo impervio terreno, grazie alla legge regionale sulla musica approvata a marzo 2018 (LR N. 2/2018 “Norme per lo sviluppo del settore musicale”). È su questa base che si sta ponendo la riflessione anche per l’arte coreutica.

"Relazione
Le scuole di danza in Italia sono numerose, anche in Comuni molto piccoli (si stima superino le 30.000 unità). Altrettanto numerosi gli allievi che, sommando le diverse discipline e tecniche, raggiungerebbero i due milioni, fra bambine, bambini, adolescenti e ragazzi.
D’altronde l'adesione a questa forma d'arte trova ampio riscontro nella storia italiana, considerando il ruolo svolto in ogni tempo da danzatrici, danzatori, coreografi italiani, che hanno imposto e diffuso nel mondo tradizioni e stili della nostra cultura. In questo contesto l’Emilia-Romagna è presente con grandi istituzioni, eccellenti autori, interpreti, eventi e manifestazioni.
Ma la danza, diversamente da altre forme artistiche, è totalmente priva di strumenti di supporto, regolamenti e riconoscimenti. E’ in una posizione ancillare anche rispetto al sistema delle attività fisiche e sportive. Un’assenza che sta gravemente penalizzando il vastissimo mondo della danza. Infatti è fra i più colpiti dai contraccolpi durissimi dall’attuale emergenza sanitaria, che ha determinato i severi provvedimenti di chiusura di tutte le scuole.
L’Emilia-Romagna può rappresentare, anche nel campo delle attività coreutiche, un’azione di guida. Esempio ne è, in tempi recenti, la definizione della specifica “qualifica” di “maestro di danza”, nell’ambito del sistema regionale delle qualifiche formative. Ovviamente la Regione si è distinta anche attraverso la consolidata attività di istituzioni quali ATER Balletto e, oggi, la Fondazione Nazionale della Danza.
In considerazione dell’altissimo numero di praticanti e della sua fruizione, la danza può essere collocata a fianco della musica, con la quale ha stabilito da sempre un naturale ed indissolubile connubio. Tra le innumerevoli testimonianze, è da evidenziare la condivisione del percorso che ha portato all’istituzione dei licei musicali e dei licei coreutici. La Regione Emilia-Romagna si è dotata, nel corso della scorsa legislatura, di una specifica legge regionale sulla musica, sulla qualificazione dell'offerta educativa-formativa e sullo sviluppo della produzione e della distribuzione.

Oggi può e deve compiere la stessa operazione nel campo della danza.
Lo può e lo deve fare, nel rispetto della tradizione maturata negli anni in questo ambito; nel rispetto dei professionisti (non riconosciuti come tali) che operano nel settore; nel rispetto dei numerosissimi praticanti ed artisti.
Questo progetto di legge deve esser considerato insieme alle specifiche discipline, definite dalla Regione, forme di espressività artistica. Deve costituire, come nel caso della musica, uno strumento per la qualificazione dell’educazione, favorendo la nascita e lo sviluppo di un “sistema danza”, per sostenere la crescita ed il potenziamento dei giovani professionisti."

C’è da chiedersi: quanti tra coloro che si stanno occupando di dialogare con le istituzioni, sono a conoscenza del percorso avviato dalla regione Emilia Romagna?
Quanti, tra coloro che gestiscono scuole di danza e avvertono sulla loro pelle la necessità di andare il più rapidamente possibile verso una legge che chiarisca l’inquadramento della scuola di danza e le competenze ed i percorsi che un insegnante deve possedere o fare per essere riconosciuto come tale, sanno che in una Regione questo processo è già in atto?
Non entrerò nel merito della proposta di legge, ma ne riporterò per praticità solo l’Indice ed, in particolare, un articolo, per mostrare come l’Emilia Romagna si stia muovendo, potendo diventare, con questa iniziativa regionale, una linea guida nel dialogo con lo Stato. Ritorniamo così al famoso passaggio, già enunciato in un mio precedente articolo :la Formazione, in quanto materia concorrente, richiederà l’intervento della conferenza Stato - Regioni. Vi invito a soffermarvi sul Capo II, che riguarda proprio le scuole di danza e gli insegnanti.


"Indice:
Capo I - DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1 - Oggetto, finalità e obiettivi
Art. 2 - Ambiti e strumenti attuativi
Capo II - QUALIFICAZIONE DELL'OFFERTA EDUCATIVA E FORMATIVA
Art. 3 - Qualificazione dell'educazione coreutica
Art. 4 - Elenco regionale delle scuole di danza
Art. 5 - Qualificazione dell'alfabetizzazione coreutica
Capo III - SVILUPPO DELLA PRODUZIONE E DELLA CIRCUITAZIONE
Art. 6 - Promozione e sviluppo di nuove competenze
Art. 7 - Sviluppo delle capacità e delle attività imprenditoriali
Art. 8 - Produzione e fruizione della danza e delle produzioni coreutiche originali
Capo IV - DISPOSIZIONI ATTUATIVE, FINALI E TRANSITORIE
Art. 9 - “Commissione della Danza” per l’Emilia-Romagna e attività dirette della Regione
Art. 10 - Programma pluriennale degli interventi e modalità d'attuazione
Art. 11 - Clausola valutativa
Art. 12 - Disposizioni finanziarie

All’Articolo 4 Elenco regionale delle scuole di danza il passaggio più significativo è al punto 3 :
3) Al fine di sostenere la progressiva qualificazione dell’attività di insegnamento della danza e di accompagnare la semplificazione delle forme attraverso le quali è organizzata l’attività delle scuole, la Giunta regionale può:
a) definire specifici criteri per i requisiti formativi e professionali del personale impegnato nelle attività di insegnamento della danza, al fine di consentirne l'accesso all’elenco del presente articolo o la permanenza in esso;
b) definire termini - non inferiori a tre anni - dall’entrata in vigore della presente legge, per limitare ai soggetti, di cui al comma 2, lettera C, la possibilità di accesso all’elenco del presente articolo o la permanenza in esso."

Mentre tutti noi in agosto eravamo impegnati a riprendere in mano la nostra vita, riprogrammando tutto come se nulla potesse riproporci uno scenario tragico, (nonostante gli avvertimenti di un autunno/inverno che poteva lasciar presagire la situazione odierna), c’era chi, forse con l’ironia di altri, in piena estate portava avanti percorsi necessari per il futuro di un comparto da sempre ai margini.
La disperazione, ha fatto (aggiungo finalmente), scendere in piazza centinaia di scuole di danza, con il risultato sicuramente utile di accendere un riflettore su un mondo dai numeri più che convincenti per l’ interessamento dei politici. Mentre si chiedeva un aiuto economico più strutturato e importante per le scuole di danza e coloro che vi lavorano e, contemporaneamente, si ribadiva la necessità del loro riconoscimento e del ruolo dell’insegnante di danza, in Emila Romagna si stava già lavorando.

Quanti di noi lo sapevano?
Occuparsi di problemi legislativi, di titoli, di inquadramenti, di agevolazioni fiscali, necessita di figure che si “sporchino le mani con la politica” (ripropongo un passaggio del giornalista Mario Roych in un articolo pubblicato sul Corriere dell’Umbria, in merito al concetto di sporcarsi le mani, non nell’accezione più negativa ma in quella positiva: ritengo che l’attività politica - se realizzata con intenti onesti e con capacità acquisita con una buona preparazione scolastica e conseguente ad un avvicinamento graduale attraverso molteplici esperienze di base nel sociale e nei partiti - sia la forma più alta dell’attività umana).
Bisogna studiare i processi, attivare competenze diverse dall’essere un bravo insegnante, dall’avere un centro prestigioso o essere dotato di spirito combattivo e buona volontà. Non è sufficiente avere un rapporto privilegiato con un ministero, ma è nella pluralità del coinvolgimento di differenti anime politiche e istituzioni, che si tessono i percorsi più virtuosi per raggiungere un obiettivo in tempi decorosi. Se da più fronti giungono le sollecitazioni, (come in ogni processo della vita), si raggiungeranno rapidamente soluzioni soddisfacenti.

Per ora non resta che conoscere gli sviluppi in Emilia Romagna e, soprattutto, quali saranno i percorsi che verranno attivati. Il progetto di legge presentato dalla Consigliera Piccinini in Emilia-Romagna è, ovviamente, costruito in funzione delle competenze proprie di una Regione e non può, né intende, sostituirsi a funzioni che possono essere esercitate solo dallo Stato, e che comunque, fino ad oggi non sono state esercitate.
Per questo motivo mi sembra particolarmente importante che questo progetto di legge affronti sia il tema della qualifica, di insegnate di danza, sia quello della certificazione delle competenze, sia quello del rapporto con un mondo di regole e inquadramenti che non può essre solo quello dello sport.
Questo è il punto (che il progetto di legge porti alla riflessione nazionale): non esiste una “grande”danza, fatta di qualche teatro, qualche Accademia e considerata Arte, e una “piccola” danza, fatta di scuole che per vivere devono proporsi soprattutto come Associazioni sportive dilettantistiche.
Esiste la Danza, grande e piccola, dei grandi (gli adulti) e dei piccoli, i bambini, dei teatri e delle scuole, tantissime, nelle nostre città. Una danza di professionisti, di aspiranti professionisti, di dilettanti, famiglie, pubblico, istituzioni, compagnie. Un mondo non regolato. E senza regole c’è la giungla, non l’arte.
Monica Ratti