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IT'sART il nuovo portale della cultura italiana

Dal Ministero
Quando
03/03/2021
Genere
Dal Ministero
È di pochi giorni fa l’intervista rilasciata ad un noto quotidiano dal ministro Dario Franceschini, nella quale il neo riconfermato ministro auspica la riapertura dei Teatri, facendo dell’Italia il primo Paese in Europa a riaprire i luoghi dello spettacolo dal vivo (non i luoghi di cultura visto che i musei, nelle zone gialle, hanno riaperto già da alcuni giorni).
In realtà non tutti i paesi europei hanno chiuso i teatri; in Spagna per esempio, anche in virtù di studi che ne hanno dimostrato la sicurezza dal punto di vista sanitario, cinema e teatri continuano, con le opportune disposizioni, ad accogliere il loro pubblico. Anche in Italia vi erano stati studi in tal senso che avevano dato eguali risultati ma non avevano portato evidentemente alle stesse risoluzioni. Conclusione: dal 23 febbraio 2020 i teatri sono drammaticamente rimasti chiusi fatta eccezione per una breve parentesi in estate.
La riapertura, tra l’altro, dovrebbe essere un traguardo neanche troppo lontano (si vocifera il 27 marzo) dato che la cultura sarebbe uno dei pilastri dell’agenda di Mario Draghi che nel discorso al Senato ha definito l’Italia “una grande potenza economica e culturale”
Nell’attesa però che ciò avvenga il ministro ha dato l’avvio ad un altro progetto per lui fondamentale: la famosa Netfix della cultura italiana. Un’idea nata durante il lock down quando l’arte e lo spettacolo dal vivo avevano iniziato ad utilizzare il web come unica possibilità di divulgazione della loro arte. Di qui l’idea di una piattaforma on line per sostituire la rappresentazione dal vivo e contestualmente raggiungere un bacino di utenti maggiore, sia nazionale che internazionale.
Una piattaforma che non limitasse la sua utilità a questo periodo ma che potesse poi rimanere come strumento di supporto anche dopo la fine dell’emergenza. Un progetto che, diciamolo, gli stessi artisti non hanno accolto molto calorosamente, forse perchè nessuno ne sentiva la mancanza e forse perché non è questa la soluzione ai problemi che affligge l’intero comparto. Sarebbe bastato consultare gli artisti stessi e le numerose associazioni nate in questi mesi di emergenza sanitaria per saperlo. È come se per creare un piano sanitario anticovid non venissero ascoltati medici e virologi. Ma tant’è che il 22 dicembre scorso viene costituita una nuova società i cui attori sono Cassa depositi e prestiti S.p.A. e Chili S.p.A. Il nome della società, e anche del progetto, è .ITsart e sin da quando è stato reso noto non ha mancato di suscitare critiche e perplessità. Dalla scelta dell’inglese per una piattaforma italiana dedicata alla cultura italiana, al logo che un comunicato del MIBACT (da oggi MIC Ministero della Cultura) così descrive “il logo, con una linea dinamica e moderna, evoca l’italianità con un richiamo al tricolore. Il punto davanti a IT, che ricorda l’estensione .it, indica la proiezione italiana sul web, sottolineando la visione digitale del progetto”. Peccato che gli utenti dei più disparati social non abbiamo capito quanta profondità di contenuti ci fosse dietro quel logo che per i più buoni sembra una scritta fatta con un normografo priva di appeal e creatività, più adatta ad una scatola di pizza che ad un portale con una mission così importante. Ritornando al piano più strettamente tecnico sappiamo che la società è partecipata al 51% da Cassa depositi e prestiti (Cdp) e al 49% Chili tv società con sede a Milano nata nel 2012 che si occupa di distribuzione di audiovisivi.
Molto si è scritto su questa azienda, notizie che secondo i vertici della società sono “non vere e fuorvianti” tant’è che sul loro sito è stata pubblicata una pagina ad hoc per chiarire quanto sin ora diffuso. Riportiamo qui di seguito i punti di maggiore interesse:
• CHILI è una società nata nel 2012 e finanziata interamente da privati (persone fisiche, fondi d’investimento e primarie società operanti nel suo mercato di riferimento).
• Il livello di indebitamento finanziario di CHILI è una frazione di quanto indicato dalla stampa ed in linea con aziende comparabili per dimensioni e settore di operatività.
• La gestione di CHILI è dalla sua fondazione affidata a Giorgio Tacchia (fondatore, CEO, Presidente del CDA ed azionista della società stessa). Stefano Parisi, co-fondatore nel 2012, è oggi un azionista di minoranza; dal 2016 non ha ruoli operativi nella società e non fa parte del consiglio di amministrazione.
• CHILI ha partecipato nel mese di agosto 2020 ad una gara insieme agli altri principali players di mercato – pubblici e privati, italiani e non – per costituire una Joint Venture (JV) con CDP, la cosiddetta Piattaforma della Cultura.
• La possibilità di creare un nuovo canale distributivo dell’Arte e della Cultura italiana nel mondo, la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti in qualità di azionista di maggioranza della JV, il supporto delle Istituzioni al progetto oltre alla qualità del contenuto e dell’opportunità di mercato evidenti nel Business Plan dell’iniziativa, hanno convinto gli azionisti di CHILI ad investire in questo progetto.
• La piattaforma distribuirà contenuti italiani di qualità nel mondo, gratuitamente ed a pagamento, live ed on-demand, coinvolgendo tutte le istituzioni culturali pubbliche e private del paese che potranno trovare in questo modo un’ulteriore occasione di visibilità, distribuzione e valorizzazione economica.
• I 10 milioni di euro approvati in parlamento, saranno trasferiti dal MiBACT a CDP per la realizzazione della JV e non versati in CHILI.
• Al contrario CHILI contribuirà alla JV investendo 9 milioni di euro includendo tecnologia, cassa e competenze del management.

Quindi CDP investirà 10 milioni di euro mentre CHILI ne metterà circa 9. Altri 10 dovrebbero arrivare dal MIC tramite il Recovery Fund. Il tutto sarebbe avvenuto in perfetta trasparenza attraverso un bando pubblico che non sappiamo al momento dove sia stato pubblicato. Da qui un’altra delle numerose obiezioni: 30 milioni di investimento sono pochi per fare concorrenza a Netflix, (che investì 6 miliardi per “iniziare l’attività”) ma avrebbero potuto essere una cifra importante se destinata a finanziare altre attività necessarie alla ripresa del comparto, ad esempio investendo sui luoghi che ospitino gli autori o aiutando i giovani autori.
Altre perplessità suscitano i 5 consulenti, 3 per CDP e 2 per CHILI, reclutati non si sa come . Il problema principale è che tutto appare fatto un po’ troppo in sordina: nessun comunicato, nessuna comunicazione ufficiale, nessuna conferenza stampa.
Non c’è da stupirsi se dietro tanta segretezza si possa vedere chissà quale complotto. Credo sia lecito e giustificabile. Al momento tutto ciò che abbiamo è una landing page dove, oltre al criticato logo, vi è breve testo, una call to action per inviare “contenuti, eventi e manifestazioni culturali”. Sui contenuti e sulle caratteristiche del progetto non si sa ancora nulla.
Quello che sappiamo per certo è che la deadline per l’invio del materiale è il 28 febbraio e che da inizio marzo la piattaforma dovrebbe essere attiva.
Restano vari punti interrogativi: se ci sarà pubblicità, quanto sarà il costo per assistere agli spettacoli, se i contenuti saranno scremati o se ci sarà di tutto un po’ (magari a scapito della qualità), se ci saranno solo spettacoli di repertorio o appositamente creati e se gli spettacoli saranno in esclusiva per la piattaforma o avranno libera circolazione, come saranno suddivisi i ricavi tra ITsART e gli autori, se ci sarà solo per il mainstream o vi sarà spazio anche per i soggetti più piccoli e per le nuove forme spettacolari. Insomma come sarà fatta è ancora un mistero.

Ma ribadiamo: c’era proprio bisogno di una piattaforma così organizzata quando c’è già uno strumento che opera in questo senso? Si tratta di Rai Play che già offre programmi culturali e spettacoli, ma con una caratteristica precisa: sono gratuiti.
La sensazione è che questa nuovo progetto del ministro Franceschini faccia la fine di Verybello, il portale voluto nel 2015 in occasione dell’ExPo dedicato alla promozione turistica dell’Italia soprattutto all’estero. Il prodotto finale era stato un sito esclusivamente in italiano, quindi inutile per i turisti stranieri, che è stato chiuso poco dopo, nel 2017. Un flop costato la modica cifra di circa 35 mila euro.
Come abbiamo già detto la creazione di questa nuova piattaforma è stata accolta freddamente dagli artisti stessi. Lo scorso 6 febbraio si è svolto un focus online indetto dal Forum Dell’Arte Contemporanea Italiana, dedicato appunto ad ITsART. Nella dichiarazione introduttiva ai lavori, “si rimprovera al Ministero la mancata percezione delle esigenze del settore e l’apparente rifiuto di effettuare un confronto con gli stessi operatori culturali, optando piuttosto per la costituzione di una piattaforma che punta a distribuire contenuti on demand piuttosto che sostenere la creazione di prodotti culturali. Quello che serve è la creazione di una strategia sistemica del settore che coinvolga i diversi soggetti che vi operano favorendo una crescita organica di ciascun attore coinvolto a beneficio di tutto il settore culturale”.
Credo che dovremmo domandarci quanto la visione in streaming aiuterà lo spettacolo dal vivo o quanto potrebbe danneggiarlo. Senza demonizzare il web che anzi ha dimostrato in questi mesi tutte le sue potenzialità e applicazioni per l’arte e la cultura dobbiamo ricordare che lo spettacolo dal vivo si nutre del rapporto emozionale e umano con il pubblico, rapporto che on line non esiste. Non abbiamo neanche la libertà di far spaziare il nostro sguardo sulla scena perchè è la regia che ci dice cosa guardare.
Lo spettacolo, quello dal vivo, è un’altra cosa e non c’è piattaforma che possa sostituirlo. Sarebbe ora di riappropriarsene e non subirlo passivamente da uno schermo televisivo.
Luana Luciani