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Il virus che fa ammalare la cultura

Primo Piano
Quando
06/03/2020
Genere
Primo Piano
Il Coronavirus arriva in Italia e oltre a colpire la salute delle persone mette in ginocchio la cultura italiana. 
Il panico diffuso e generalizzato ha portato il Ministro della Salute Roberto Speranza ad emanare l’ordinanza “Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19” (DL 23 febbraio 2020 n. 6 e D.P. Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2020) dove tra le varie misure di contenimento dell’epidemia si decreta la “sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi  natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo  pubblico  o  privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche  se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico”. 
Ecco quindi che per contenere la diffusione del contagio le regioni del nord Italia, Lombardia e Veneto in testa, hanno accolto l’ordinanza attuando una drastica politica di prevenzione che ha portato a cancellare o a posticipare centinaia di spettacoli. 

Questa una panoramica sommaria che rende comunque un’idea
della situazione:
In Lombardia sospese fino al 1 marzo tutte le attività che coinvolgono cinema, teatri e spazi dedicati ad eventi culturali di ogni forma su tutto il territorio lombardo. Anche se svolti in luoghi chiusi. Programmazione sospesa per il Circuito CLAPS e spettacolicancellati al Teatro alla Scala dove anche la biglietteria è rimasta chiusa il 24, 25 e 26 febbraio. 
Chiuso anche il Teatro Ponchielli di Cremona e il Teatro Manzoni.

In Veneto chiuso il Teatro La Fenice e stop al carnevale veneziano. Annullati tutti gli spettacoli in programma nei teatri Verdi di Padova, Goldoni di Venezia, Mario Del Monaco di Treviso, alla Fondazione Arena e al Teatro Filarmonico fino al 1° marzo compreso. Sono altresì sospese tutte le attività di formazione, dalle lezioni della Scuola Teatrale d’Eccellenza ai laboratori in corso e tutti gli spettacoli in programmazione nei Teatri del Circuito Teatrale Arteven.
 
In Piemonte stop a tutte le attività scolastiche, ludiche, culturali e sportive, pubbliche e private che siano. Attività sospese fino al 29 febbraio per la Fondazione Teatro Nuovo e il Liceo Germana Erba. La Fondazione TPE - Teatro Piemonte Europa ha sospeso tutte le manifestazioni da essa organizzate e programmate presso il Teatro Astra di Torino o in qualunque altra sede, così come sono state cancellate tutte le rappresentazioni al Teatro Carignano e al Teatro Gobetti.
Annullate anche le attività didattiche della Scuola di Teatro del Teatro Stabile e i servizio al pubblico del Centro Studi – Biblioteca e archivi.
Stop agli eventi culturali anche in Friuli Venezia Giulia e chiusura per biblioteche e sale studio. Questo, fino al 1 marzo. La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste sospende gli spettacoli e tutte le attività rivolte al pubblico.

In Liguria scuole, musei, cinema e teatri quali il Carlo Felice, il teatro della Tosse, il Politeama e il Teatro Nazionale di Genova rimarranno chiusi fino al 1 marzo.
Sospensione delle attività culturali anche in Emilia Romagna dove l’ordinanza emanata dal presidente della Regione Stefano Bonaccini sarà in vigore fino al 1 marzo compreso. L’appuntamento con l’Alonzo King Lines Ballet, in programma al Teatro Alighieri di Ravenna è stato annullato, così come l’appuntamento con la Spellbound Contemporary Ballet al Teatro Celebrazioni. La direzione di Emilia Romagna Teatro Fondazione ha annullato gli appuntamenti della XV edizione di VIE Festival in programma dal 24 febbraio al 1 marzo in tutte le sue sedi. Serrande abbassate anche per il Teatro Duse di Bologna.

In ottemperanza all’ordinanza del Presidente della Giunta Regionale Marche n. 1 del 25 Febbraio 2020 che dispone “la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche di qualsiasi natura” e “la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura e delle biblioteche”, AMAT ha interrotto con effetto immediato tutta l’attività in programma da mercoledì 26 febbraio a mercoledì 4 marzo compresi.

Una situazione drammatica con numeri importanti: sono circa 7.400 gli spettacoli cancellati anche perché le regioni interessate rappresentano da sole oltre la metà del mercato dello spettacolo dal vivo. E infatti la perdita economica per il settore, nella sola settimana 23 febbraio - 1 marzo, ammonta a  circa 10,1 milioni di euro secondo quanto emerge da una prima stima fornita da AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo ed elaborata sui Dati Siae. 
Una perdita in termini economici estremamente pesante, per far fronte alla quale, AGIS ha indirizzato una lettera al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini in cui viene richiesta, con la massima urgenza, l’apertura di uno “stato di crisi” con l’obiettivo di adottare quanto prima provvedimenti e misure a sostegno di un settore estremamente penalizzato. 
“Condividendo, animati da un grande senso di responsabilità, ogni decisione a tutela della salute dei cittadini, AGIS e FEDERVIVO non possono esimersi dal sottolineare le gravissime difficoltà che già in questa fase sta subendo l’intero comparto. Il blocco di ogni attività di spettacolo nelle regioni del Nord Italia sta generando infatti un impatto economico estremamente negativo, tanto per il crollo dei ricavi da bigliettazione quanto per la drastica riduzione delle paghe degli addetti del settore. Per questa serie di ragioni AGIS e FEDERVIVO ribadiscono la necessità di un intervento urgente a favore del settore, con lo stanziamento di adeguate risorse e con l’adozione di provvedimenti normativi che evitino qualsiasi penalizzazione nei confronti dei soggetti finanziati dal FUS. AGIS e FEDERVIVO ribadiscono la piena disponibilità ad ogni tipo di interlocuzione con il Governo nella certezza che si potranno individuare soluzioni che contengano l’impatto negativo sulle imprese di spettacolo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda C.Re.S.Co Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea che ha sottoposto al Mibac la seguente lettera per richiedere lo stato di crisi per l’intero comparto dello spettacolo dal vivo. 

 
Egregio Ministro,
 
le scriviamo condividendo e sostenendo tutte le azioni adottate dal Governo per il contenimento del Codiv-19, per garantire le quali le nostre imprese e strutture sono già in moto dalla giornata di ieri.
 
Guidati dal medesimo spirito collaborativo, ci preme segnalare lo stato di impasse davanti al quale è venuto improvvisamente a trovarsi l’intero comparto dello spettacolo dal vivo, che trova nella mobilità e nella veicolazione di aggregazione due dei suoi valori fondativi.
 
La cancellazione ufficiale delle repliche nelle regioni del nord con conseguente annullamento di tournée per compagnie di tutto il territorio nazionale, la ragionevole defezione delle matinée da parte delle scuole anche nelle regioni al momento non ancora direttamente coinvolte, l’annullamento di festival e di attività di laboratorio, la mobilità bloccata per molti artisti con conseguente blocco dell’attività produttiva, tutto questo comporta un ingente danno economico (mancate entrate da sbigliettamento e da tournée) e normativo (giornate lavorative, giornate recitative, oneri).
 
Chiediamo perciò che venga ufficialmente dichiarato lo “stato di crisi” dell’intero settore spettacolo dal vivo, stanziando fin da ora adeguate risorse economiche per un corretto svolgimento della progettualità culturale 2020.
Chiediamo inoltre che siano adottati provvedimenti normativi per evitare qualsiasi penalizzazione nei confronti dei soggetti finanziati dal FUS ai fini della rendicontazione del contributo pubblico, e che allo stesso fine siano allertate le Regioni e gli Enti Locali.

Ad aggravare la situazione il fatto che oltre alla sospensione delle serate per decisione delle istituzioni, sono moltissimi quelli che, per prudenza o paura, disertano le sale anche se non in zone “a rischio”. Gli spettacoli ancora in programma registrano un drastico calo delle presenze tanto nei teatri quanto nei cinema. Lo scorso week end infatti hanno registrato un calo del 40% circa.  
La psicosi da Coronavirus colpisce tutta la cultura non solo lo spettacolo dal vivo. 
Un esempio? Domenica 1° marzo, la prima domenica gratuita nei musei statali, è stata cancellata in tutta Italia.

Una situazione che oggi appare drammatica, ma che purtroppo avrà conseguenze a lungo termine. Alcuni degli spettacoli cancellati non potranno essere riprogrammati perché il calendario delle sale arriva fino all’estate; questo significa che le compagnie interessate vedranno mancare alcuni borderò il che potrebbe penalizzare i soggetti interessati ai fini della rendicontazione Fus. 
Altro punto focale è la condizione dei lavoratori dello spettacolo e degli artisti. 
Il comparto infatti, salvo rare eccezioni, gode di ben poche tutele sociali (ad esempio non esiste la cassa integrazione). Semplicemente: non si lavora, non si guadagna!

Pur non condividendo la scelta di chiudere solo i luoghi di aggregazione legati alla cultura dato che tante altre sono le occasioni di aggregazione, bisogna riconoscere che delle misure di contenimento andavano adottate. 
Quello che mi sembra paradossale è l’evidente psicosi in quasi tutti gli àmbiti della vita quotidiana: dai supermercati vuoti, alle strade deserte, alle vacanze annullate persino ad agosto. Non resta che sperare che si riprenda coscienza di ciò che è veramente importante e che dopo la crisi i teatri tornino a vivere. 
 
Luana Luciani